tradimenti
“Il Massaggio Proibito”
Angel1965
09.04.2025 |
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"«Marco… sììì, Marco… così bene…» gridava, mescolando italiano e cinese in un delirio animalesco..."
“Li Mei”Non ero mai stato il tipo da tradire. Almeno, così mi raccontavo.
Ma quel pomeriggio… qualcosa cambiò.
Varcai la porta del centro massaggi orientale in un’anonima via di periferia. Un’insegna stanca, vetri oscurati, odore d’incenso nell’aria e una musica rilassante che sembrava suonare direttamente nella mia testa.
Poi la vidi.
Lei.
Si chiamava Li Mei. Pelle chiara come porcellana, occhi neri, allungati, profondi. Un corpo che sembrava scolpito per il peccato. Indossava un kimono corto, così corto che bastava un passo per farne scivolare l’orlo sulle curve piene dei suoi fianchi.
«Tu prima volta qui?» chiese con un sorriso che mi tagliò il respiro.
Annuii.
Non riuscivo a parlare. La lingua mi si era incollata al palato.
«Tu tranquillo… io brava con uomini tesi,» disse, facendomi strada con una mano leggera sul mio avambraccio.
Entrammo in una stanza piccola, illuminata da luci calde, filtrate da carta di riso. Un lettino al centro, oli profumati, silenzio.
Mi spogliai in fretta, lasciando solo un asciugamano sottile sui fianchi. Mi sdraiai a pancia in giù, il cuore che martellava più del necessario.
Le sue mani iniziarono a scivolarmi addosso.
Esperte.
Lente.
Calde.
Ogni movimento sembrava studiato per sciogliermi, per accendermi.
Poi cominciò a sfiorarmi più in basso. Sempre più vicino. Sempre più audace.
«Tu molto, molto teso…» sussurrò vicino al mio orecchio, salendomi addosso con grazia felina. Sentii il tessuto del suo kimono sfiorarmi la pelle nuda.
Senza nemmeno accorgermene, l’asciugamano era finito a terra.
Lei era sopra di me. Le sue labbra calde sul mio collo. Poi sull’addome.
E poi…
più giù.
Mi prese in bocca con lentezza micidiale, gli occhi fissi nei miei, come se volesse leggermi l’anima mentre mi divorava.
Le affondai le mani nei capelli. Il mio corpo in fiamme. Il mio respiro rotto.
Li Mei era instancabile.
Affamata.
La sua lingua alternava suzione e carezze, con una maestria che mi fece perdere il controllo già dopo pochi istanti. Mugolava piano, sembrava godere del potere che aveva su di me.
Poi si sollevò.
Fece scivolare via il kimono con un solo gesto. Rimase completamente nuda.
Seni pieni, tondi. Capezzoli tesi. Un piccolo tatuaggio di fiori di ciliegio le scendeva lungo il fianco sinistro.
«Ora… tu mio uomo,» disse con voce roca.
Si sedette su di me, guidandomi dentro con un gemito acuto.
La sua pelle contro la mia. I suoi movimenti inizialmente lenti, sinuosi. Poi più rapidi. Più sporchi.
Il suono del suo corpo che sbatteva sul mio.
Le urla basse. I sussurri in cinese. I gemiti che mi facevano impazzire.
La presi per i fianchi. La girai. La infilai da dietro mentre si piegava in avanti, toccandosi da sola.
«Marco… sììì, Marco… così bene…» gridava, mescolando italiano e cinese in un delirio animalesco.
Venimmo insieme.
Un’esplosione. Violenta.
Quasi dolorosa.
Li Mei si voltò. Si abbassò. Mi baciò con la bocca ancora sporca di me.
«Se tu vuoi dimenticare tutto… io aiutarti. Ma tu tornare.»
E io lo sapevo già.
Sarei tornato.
Anche se a casa mi aspettava mia moglie.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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